Case Study
Purezza imprenditoriale, amore per il territorio e visione strategica che spinge a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Sono questi gli ingredienti del successo di un caso unico in Italia che può fare da esempio a tutta l’economia italiana. A partire dalle piccole e medie imprese che tanto hanno bisogno di tornare a credere in un futuro più orientato al rispetto del pianeta e dell’essere umano.
“La Filippa” ci insegna da dove partire.
ESG: Ambiente, Sociale e Governance. È il tema del momento, questo è innegabile. Così come è altrettanto innegabile che viviamo in uno dei periodi storici più insostenibili che l’umanità abbia mai sperimentato. Lo dimostrano crisi climatiche che colpiscono i territori (a partire dall’Italia), nuove povertà emergenti (con disparità sempre maggiori tra ricchi e poveri) e, non da ultimo, imprese che rischiano di estinguersi perché i loro vertici aziendali vivono una crisi identitaria, oltre che generazionale, che pone più di un interrogativo sul futuro imprenditoriale delle cosiddette economie avanzate.
Qual è il futuro che ci attende? E come ci stiamo muovendo verso quel futuro? Sono domande lecite in un contesto così instabile, che richiedono conoscenza e concretezza.
Purezza imprenditoriale, amore per il territorio e visione strategica che spinge a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Sono questi gli ingredienti del successo di un caso unico in Italia che può fare da esempio a tutta l’economia italiana. A partire dalle piccole e medie imprese che tanto hanno bisogno di tornare a credere in un futuro più orientato al rispetto del pianeta e dell’essere umano.
“La Filippa” ci insegna da dove partire.
ESG: Ambiente, Sociale e Governance. È il tema del momento, questo è innegabile. Così come è altrettanto innegabile che viviamo in uno dei periodi storici più insostenibili che l’umanità abbia mai sperimentato. Lo dimostrano crisi climatiche che colpiscono i territori (a partire dall’Italia), nuove povertà emergenti (con disparità sempre maggiori tra ricchi e poveri) e, non da ultimo, imprese che rischiano di estinguersi perché i loro vertici aziendali vivono una crisi identitaria, oltre che generazionale, che pone più di un interrogativo sul futuro imprenditoriale delle cosiddette economie avanzate.
Qual è il futuro che ci attende? E come ci stiamo muovendo verso quel futuro? Sono domande lecite in un contesto così instabile, che richiedono conoscenza e concretezza.
È per questa ragione che – al di là degli slogan (di cui molti lettori avranno già avuto esperienza) e provando a focalizzarci su una delle economie più importanti del mondo, quella italiana – è necessario usare quel realismo che ci porta a dare 2 sentenze parecchio taglienti.
La prima: il Sistema-Italia sta andando verso una specializzazione tanto fisiologica quanto necessaria che porterà ad una forte selezione imprenditoriale e ad una crescente concentrazione settoriale.
La seconda è ancora più preoccupante: l'Italia, come sopra menzionato, sta subendo un'evoluzione spesso inconsapevole, soprattutto quando si tratta dei temi ESG in relazione alle piccole e medie imprese, le quali rappresentano oltre il 98% delle aziende attualmente presenti in Italia.
Questa riflessione nasce da una ricerca effettuata da I-AER, Institute of Applied Economic Research, su un campione di oltre 2.512 imprese dal quale emerge con grande chiarezza che davanti alle sfide del domani, dove aspetti ambientali, sociali e di governance rappresentano senza dubbio i pilastri da cui partire, almeno due terzi della spina dorsale del nostro sistema economico appare pressoché impreparata.
I motivi sono diversi ma, in primis, va menzionato il pilastro culturale, con il Bel Paese che vanta solo 62 diplomati ogni 100 abitanti. I numeri scendono vertiginosamente quando si parla di laureati (16 ogni 100 abitanti). Ma non c’è solo la cultura. L’Italia è anche il luogo dove la Famiglia (con la F maiuscola) è ancora centrale, tanto che ogni 100 imprese ben 83 sono a conduzione familiare.
Non sempre, soprattutto quando la Famiglia è coesa e crede in visioni imprenditoriali in grado di conciliare la specializzazione che sta avvenendo in Italia con elementi come l'ambiente, le persone e una buona gestione aziendale.
E questo è proprio il caso de “La Filippa”, soprannominata la discarica gentile. Una realtà di business, quasi incantata, situata in Liguria e che ha il merito di essere un progetto imprenditoriale tanto lungimirante quanto potente nell’approccio valoriale e anche reddituale, visto che “La Filippa” è in grado di restituire valore non solo agli azionisti ma anche e soprattutto ad ambiente e territorio, elementi tutt’altro che scontati.
Procedendo con ordine, “La Filippa” nasce da un’intuizione della Famiglia Vaccari, composta da persone con la passione per il fare azienda. Questa Famiglia ama quindi le sfide. E, per questa ragione, dopo aver sviluppato diversi business, decide di convertire un’area molto estesa del comune di Cairo Montenotte (Savona) - dove fino a poco prima sorgeva una storica fabbrica di mattoni, detenuta dalla stessa Famiglia Vaccari. L’obiettivo: creare una discarica realmente sostenibile, una cosa mai vista prima.
Ma l’intuizione non fu solo quella di riconvertire l’area per sviluppare un progetto imprenditoriale avanguardistico ma, anche e soprattutto, di poter fornire valore reale alla comunità locale durante tutto il ciclo di vita della discarica, tanto che – sin dal suo avvio– “La Filippa” – è diventata luogo di culto per gite, picnic e visite scolastiche sia ricreative che educative.
Fermi tutti. Come può una discarica essere luogo di svago per famiglie, studenti e visitatori desiderosi di vivere un momento di relax immersi nella natura? Non solo tutto ciò sembra paradossale. Ma è davvero oltre l’impossibile. Infatti, si tratta pur sempre di una discarica, giusto? Risposta negativa.
La Famiglia Vaccari, grazie alla sua tenacia e alla capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, perseguendo (già nel 2000) un sano e profondo approccio ESG-driven, riuscita a realizzare un progetto unico in Italia, non senza difficoltà. Infatti, tante sono state le resistenze nei confronti dell’iniziativa. Tante le sofferenze della stessa Famiglia che, animata dal sogno, ha comunque retto a pressioni di natura istituzionale, politica, economica e reputazionale. E, ancora, tanti sono stati gli amici (imprenditori e non) che consigliavano di evitare. Di non procedere oltre.
“La Filippa” non doveva nascere, insomma. Non doveva nascere perché il progetto era troppo sofisticato per essere capito. Non doveva nascere perché avrebbe creato un valore così immenso per ambiente, società e azionisti da non sembrare vero.
Ma “La Filippa” invece c’è. Esiste. E funziona anche molto bene. Per gli amanti dei numeri, nell’ultimo bilancio disponibile (2021) il fatturato si aggira attorno ai 13,7 milioni di euro. Gli utili, pagate le tasse, sfiorano i 4 milioni di euro. Il patrimonio netto è di oltre 19 milioni di euro. Con un indebitamento più che sostenibile e 37 euro di valore generato (prima di interessi e tasse) ogni 100 euro di ricavi. Un vero miracolo economico. Per lo più italiano. E di proprietà di una Famiglia imprenditoriale che, con tanto lavoro, umiltà, passione e coerenza valoriale ha generato qualcosa di eccezionale sia a livello di “concept imprenditoriale” che, sopra ogni cosa, come esempio virtuoso di implementazione di un progetto in chiave ESG. Credendoci realmente, in primis.
Si ricorda infatti che l’economia è ancora basata sullo stesso concetto di sempre: le aspettative.
La Famiglia Vaccari ha sempre avuto queste stesse aspettative di successo nel progetto imprenditoriale de "La Filippa" nonostante le difficoltà.
Oggi, sta regalando soddisfazioni all'ambiente, alla comunità del comune di Cairo Montenotte (dove si trova la discarica) e agli stessi azionisti che hanno investito fiduciosamente le proprie risorse mentali, fisiche e finanziarie per rendere tutto ciò possibile, anche quando nessuno credeva in loro.
Che cosa possono imparare quindi imprenditori, manager, professionisti e anche privati cittadini da questo splendido caso di sostenibilità aziendale applicata al mondo reale?
I messaggi sono 3:
Il cambiamento parte dai sogni e dalla volontà di sacrificarsi per realizzarli, proprio come la Famiglia Vaccari ci ha dimostrato.
I progetti non bastano. Servono competenze, tenacia e costanza nella quotidianità tanto da aver reso paragonabile “La Filippa” ad una vera e propria maratona imprenditoriale che dura ormai da oltre 20 anni. Serve perciò tanta perseveranza.
La sostenibilità non deve limitarsi alle dichiarazioni, ma deve essere resa operativa. È essenziale progettare modelli di business intrinsecamente orientati agli approcci ESG, che vengono studiati attentamente e poi declinati, nel pieno rispetto dei principi di territorialità e socialità umana. Solo con autentica e genuina attenzione a questo approccio tutto sarà sostenibile. Per davvero.